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Il Punto della SettimanaGiornale Radio Il Punto della Settimana Author: Giornale Radio
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Oggi si vota in Ungheria | Il Punto della Settimana
Saturday, 11 April, 2026
Oggi, domenica 12 aprile, gli elettori ungheresi sono chiamati a votare per definire il futuro politico del loro Paese. Apparentemente, dovrebbe trattarsi di un avvenimento di scarsa rilevanza internazionale, dal momento che stiamo, pur sempre, parlando di una Nazione che, con i suoi neanche dieci milioni di abitanti, rappresenta all’incirca soltanto il 2% dell’intera popolazione europea. Tuttavia, quella che sta per concludersi sarà, invece, una sfida di assoluta importanza, dal momento che l’Ungheria - per tutta la durata dell’era Orban - ha agito, consapevolmente, da strumento utilizzato da Russia, Cina e Stati Uniti, al fine di rallentare - se non apertamente boicottare - la già di per sé complessa ed incerta costruzione europea. Orban si è, ad esempio, progressivamente sempre più appiattito sulla politica del Cremlino, condividendone la crescente diffidenza nei confronti dell’Unione Europea, fino ad arrivare a nutrire anche una malcelata ostilità nei riguardi dell’Ucraina. Basti pensare che, ultimamente, avvalendosi del diritto di veto – di cui Bruxelles non è ancora riuscita a liberarsi - è riuscito persino a bloccare il prestito comunitario di 90 miliardi di euro a Kiev… Quanto agli Stati Uniti, possiamo dire che, in queste ultime giornate, si siano davvero giocati una bella partita con Putin per stabilire a chi spetti il titolo di “più impegnato sostenitore della campagna elettorale di Victor Orban”. Non ci pare, infatti, di ricordare precedenti nei quali, per ribadire l’appoggio ad un determinato candidato europeo, si sia mosso addirittura un vice – presidente americano...Eppure, sono soltanto di martedì scorso le immagini di J.D. Vance che - intervenuto a Budapest proprio per dare una mano all’amico Orban in difficoltà con i sondaggi pre elettorali - non ha esitato a parlare di “burocrati di Bruxelles che hanno cercato di distruggere l’economia dell'Ungheria”, rendendola “meno indipendente dal punto di vista energetico” e cercando “di aumentare i costi per i consumatori ungheresi”. D’altra parte, quella che lo stesso Premier ungherese ha definito come una “democrazia illiberale”, riflette, su alcuni temi chiave, proprio le impostazioni dell’America di Trump: dalle dure politiche anti-immigrazione al non sempre limpido rispetto per le norme liberali, dalla diffidenza verso le istituzioni globali all’intolleranza nei riguardi dei media meno acquiescenti dinanzi al volere di chi governa. Washington, Mosca e Pechino sono, quindi – ciascuna a modo suo – protagoniste attive delle elezioni ungheresi ed il loro obbiettivo è anche piuttosto chiaro: impedire che, dalle urne, possa scaturire qualche intoppo fastidioso e destinato a turbare il regolare funzionamento di quel piccolo (ma efficace) meccanismo sovranista, già sperimentato con successo, ogni volta che si è trattato di impedire al puledro europeo di diventare realmente quel cavallo di razza che, se lasciato libero di gareggiare, avrebbe potuto cominciare a vincere un po’ troppe corse... A noi non resta che attendere: a breve, conosceremo, comunque, il risultato di una consultazione da cui dipenderà non poco anche il futuro della libertà e della democrazia nel nostro Vecchio Continente.







